La montagna è un bell'esempio di come si può prendere la vita, in tutti i sensi. Può essere un lungo cammino in piano, a fondovalle, che permette di studiare ciò che sta attorno.
Può essere un veloce sentiero in discesa che riporta a casa prima che faccia buio, ma si deve fare ben attenzione a non scivolare. Può essere una faticosa e difficile via di salita e non si sa il perché ci si infligge questa tortura, fino a che non si è in cima ad ammirare il panorama.
Insomma la montagna per me è questo: avere la libertà di andare dove più mi pare. E io credo in questo, io sono padrone del mio destino, sono io a scegliere la strada da percorrere.
La scelta "campo da calcio" è risultata azzeccata, nessuno ha disturbato le nostre poche ore di sonno e l'erba alta ci ha fornito una lussuoso materasso. Alle 7.30, puntuali, dobbiamo prendere il bus verso l'ambita meta mondiale del trekking: il Parque Nacional Torres del Paine. A dire la verità non mi sento poi così eccitato, scalpitante per l'attesa.. Attorno a me non so quanti altri viaggiatori stanno salendo su non so quanti altri bus, ma posso assicurarvi che sono veramente tanti!
Lorenzo prende posto all'ultimo secondo, imprevisti di lavoro l'hanno costretto a rispondere a mail importanti e mentre ci iniziamo a muovere mi guarda sconfortato: "noooo ho lasciato giù un bastoncino da trekking!".. Pensare troppo al lavoro mentre si è in viaggio fa male!
Prima tappa del bus in un bar/negozio di souvenir, ma tu guarda, e seconda tappa la Laguna Amarga, unico ingresso all'area protetta. È sicuramente un'oasi delle meraviglie, perché, già nell'avvicinarsi, dal piattume generale, il paesaggio cambia quasi all'improvviso, e se ne rimane sbalorditi. Anche se il tempo non è un granché si intravedono vette ardite stagliarsi verso il cielo e ovunque c'è una ricca fauna di guanachi, strani struzzi e grossi volatili (potrebbero essere aquile e condor ma, scusate, non sono molto esperto dell'argomento) che non sembra essere preoccupata della presenza umana.
Il parco merita quindi la fama che lo precede ma quando ci accodiamo alla lunga fila per pagare l'entrata (ben 18000PC!) e ci stipano in una stanza per subire un banale filmato informativo, il mio morale scende nuovamente.. Riuscirò, in questo posto stupendo, a sentirmi libero? Certo, visto l'afflusso di gente di ogni tipo, tutelare il parco con una normativa ferrea è necessario.. Pochi anni fa un turista ha bruciato 15000m2 di foresta, a causa di un fuoco non autorizzato!
Ma quando ci avvisano che se un guardiaparco becca fuori dal sentiero gli escursionisti è legittimato ad espellerli, mi sembra un po' troppo. Dico, se uno è così inesperto da perdersi o mettersi nei guai, fatti suoi! Ma qua a mio avviso c'è anche un'altra ragione, più commerciale, dietro la legge. Per ogni obiettivo alternativo bisogna richiedere un permesso specifico che deve essere sonoramente pagato!
Ritorniamo sul bus che ci scarica a Pudeto, punto chiave, dove prendere il catamarano che trasporta i passeggeri fino al rifugio Paine Grande. In parte abbiamo seguito i consigli di Gio, che ci ha preceduto, e decidiamo di percorrere il tragitto al contrario rispetto alla maggioranza, ossia da ovest a est. Sia da una parte che dall'altra, camminando sui principali sentieri autorizzati, si traccia una grossa "doppia v", toccando i punti panoramici più salienti ed è per questo che prende il nome di "w".
Mentre aspettiamo di salpare andiamo al "Salto Grande", una cascata che ha come sfondo una paradisiaca veduta sui "Los Cuernos", le 3 caratteristiche vette bicolore del parco. Wow!!!
Altri 12000 pesos e siamo sull'altra sponda del lago Pehoè, sistemiamo la tenda nel camping privato del rifugio e ci rifocilliamo prima dei 22km che ci siamo programmati. Necessitiamo molte energie per compiere l'impresa! Prima di iniziare Lore adotta con amore un pezzo di legno abbandonato per sopperire alla dimenticanza: "vedrai che con questo ci faccio tutto il w, e me lo porto anche a casa!". Quando ci incamminiamo sono ormai le 15.00, è tardi, e il tempo non è dei migliori. Si sta avvicinando un grosso banco di nubi grigio scure che non sono molto rassicuranti. Vorrà dire che dovremo accelerare il passo, anzi, in alcuni tratti corriamo proprio! In alto, sulla destra, raffiche di vento e ghiaccio, imbiancano i versanti nord-ovest del monte Paine Grande, il più alto del massiccio.. Che brividi!
Per fortuna raggiungiamo il rifugio Grey inzuppati solo del nostro sudore e di li a poco siamo al mirador, dal quale godiamo dello spettacolare ghiacciaio Grey che scende fino al grande lago omonimo. Grossi blocchi di ghiaccio azzurro vanno alla deriva verso sud spinti dal vento.. E che vento!!! A mala pena si riesce a stare in piedi sulle rocce esposte del punto panoramico! Gironzoliamo per circa un'ora cercando inutilmente riparo e poi è ora di tornare. Alle 20 siamo di nuovo alla nostra adorata "casa", provati ma felici di essere sfuggiti alla perturbazione.
Nel camping, già che ci siamo, sfruttiamo tutti i comfort della Patagonia turistica, doccia calda e locale riparato per cucinare ma dobbiamo fare la coda, tanta è la gente con cui dobbiamo condividere i servizi. Dopo cena il vento freddo aumenta ed inizia a cadere una sottile pioggia ghiacciata che entra nelle ossa.
Ci infiliamo in tenda, coperti di tutto quello che abbiamo con gli occhi già semichiusi dalla stanchezza.
Come se la Patagonia, che io stesso ho definito "turistica", ci avesse voluto punire per averla sottovalutata e sfidata, siamo stati schiaffeggiati per tutta la notte da vento violento e pioggia incessante. Il campo tende, mal studiato, non offre alcun riparo ed è stato praticamente impossibile dormire. Per tutta la notte abbiamo assistito alla resa della nostra amata tenda che ci stava, a poco a poco, abbandonando.
Non sono mai sceso nei dettagli, ma di sicuro, la nostra casetta blu portatile, dal valore 20€ in un supermercato peruviano, non è certo adatta a resistere alla furia patagonica. E con questa, molta altra nostra attrezzatura, che potrei definire "primordiale", sulla quale io e Lore abbiamo tanto riso e scherzato. La scarpa e il guanto che restauro ogni mattina con il nastro americano, il sacco a pelo troppo leggero, il bastone di legno, i materassini che hanno meno potere isolante del cartone.. Stanotte ci siamo presi una bella batosta.. E che ci serva di lezione!
Alle 7 del mattino tutto è fradicio, per darvi un'idea, Lore ha la maglietta bagnata dentro due sacchi a pelo! E da qualsiasi cosa che solleviamo esce almeno un bicchiere d'acqua! I materassini quasi galleggiano in una sorta di piscina a bassissima temperatura.. Vivo attimi di sconforto, se la Patagonia volesse, le basterebbe infliggerci due giornate consecutive così per rimandarci a casa! E invece sembra volerci dare una seconda possibilità, lentamente il cielo si apre ed esce timido il sole.. Sono necessarie 5 ore con tutta la roba appesa a sgocciolare e un lavoro maniacale con il mini phon di Sara, rimasto per dimenticanza nello zaino di Lorenzo, per asciugare tutto l'equipaggiamento! Tra l'altro, non potete immaginare quanto l'abbia preso per il culo, per questa storia del phon e ora Lore si prende tutta la sua rivincita, rinfacciandomi quanto questo sia stato di vitale importanza.
A mezzogiorno, con le orecchie più basse, si parte per il campamento Italiano, che raggiungiamo dopo vari saliscendi e 8km di distanza. Il campo è posizionato a fianco di un torrente in una fitta e protetta foresta, qua stanotte hanno patito la pioggia ma non il vento. Inoltre ci tranquillizzano informandoci che una pioggia così abbondante non è affatto normale! Sento che ce la faremo, anche se non attrezzati come la stragrande maggioranza dei presenti. Ancora una volta la nostra tenda, con le dovute riparazioni e ulteriori accorgimenti, si rizza in piedi! Devo ricordarmi, appena torno in Italia, di trovare e ringraziare chi ha inventato il nastro americano!
Zuppa liofilizzata e via leggeri, verso il mirador della Valle Frances, il ritardo accumulato non ci permette tregua. Questa salita, lunga circa 6 km, mi piace davvero, si hanno scorci impressionanti di vera montagna selvaggia. Dal cerro Paine Grande, che ora possiamo vedere dal versante sud-est, scende un maestoso ghiacciaio seraccato, che causa la neve di stanotte, tuoneggia scaricando valanghe a valle. Pensa essere li sotto adesso! Che paura!!!
Più in alto, dal mirador guardiamo meravigliati le verticali pareti granitiche dell'alta valle, sembra che nevichi ma è il vento che sta spargendo un po' ovunque la neve fresca caduta sulle cime. Alle 19 siamo al campamento, anche oggi abbiamo portato a termine il nostro sporco lavoro.
Il campo, gratuito, è più spartano ma per questo più apprezzabile. In giro sono tante sono le facce che riconosciamo di chi sta facendo il nostro giro ma con orari e tempi differenti: di sicuro sono tutti ottimi camminatori! Sopra le nostre teste il vento spazza con violenza le fronde degli alberi ma qua sotto siamo belli coperti.
Finalmente un meritato riposo..
Ci svegliamo alle 9.00.. 10 ore di sonno, che dormiglioni, ma ne avevamo bisogno, perché anche oggi sarà lunga!
Durante la colazione ritroviamo una coppia di Asti che avevamo incrociato a Puerto Natales. Sono in giro da un anno e mezzo ed è piacevole ascoltare le loro avventure e condividere informazioni (chi volesse farsi un po' di più i fatti loro ecco il blog www.animeprave.wordpress.com).
Oggi traverseremo sulle pendici del Monte Almirante Nieto, fino all'imbocco della valle Ascencio e da li saliremo al campamento Torres. Sono più di 20km con gli zaini grossi sulle spalle e per di più la maggior parte dei quali in costante salita! Sono lunghi, ve lo posso garantire, anche se spezzati da pause per spuntini ed immersi in scenari da favola! Superiamo il rifugio Los Cuernos, poi ore dopo arriviamo al campamento Chileno ed infine gli ultimi 40 min di interminabile salita al campamento Torres! Sono le 18.00 e il programma prevede ancora la salita al mirador più famoso del parco. Purtroppo il meteo non è dei migliori e posticipiamo l'ultimo pezzo di strada al mattino successivo.
Non avendo fatto un pranzo vero e proprio ci premiamo con una cena da campo a livello di ristorante "all you can eat": noodles, pane e patè, 500g di fusilli al sugo, un mix di calamari-sardine-piselli, thè, cognac e biscotti. Insomma abbiamo fatto un po' schifo.. Ma abbiamo anche alleggerito gli zaini!
Mezz'ora di ripida salita su una morena, lasciata dal ritirarsi di un ghiacciaio, ed eccoci al mirador Les Torres. Purtroppo anche oggi il tempo imprevedibile del sud non ci concede il cielo azzurro e Les Torres non si sono mostrate per intero al nostro sguardo. Beh non mi sembra che possiamo pretendere tanta fortuna.. sulla media dei 2 trekking in Patagonia, ci è andata più che bene! E comunque vediamo la torre Norte per intero e possiamo immaginare l'imponenza della Central e della Sur, 600m più alte! Anche qua si è fatta la storia dell'alpinismo su roccia e immaginarsi aggrappati a quel meraviglioso granito verticale fa venire le vertigini!
Qui possiamo considerare concluso il nostro "w" ma ci aspettano ancora 9km prevalentemente in discesa fino all'hotel Las Torres.
Al campo impacchettiamo tutto negli zaini e ci mettiamo in cammino per le 12. Alle 2 siamo davanti a questa bella struttura super turistica, adatta a chi vuole scashare per ammirare senza camminare e saltiamo sulla navetta che ci ricondurrà alla Laguna Amarga, tornando così al punto di partenza.
Mentre percorriamo traballanti lo sterrato senza l'ausilio delle nostre gambe, fa un po' strano, dopo tanti chilometri percorsi camminando! Mi volto, ed ecco che riesco a scorgere tra le nubi il profilo in po' offuscato delle Torres principali. Ora il "w" è veramente giunto al termine e ne siamo usciti tutti vittoriosi, tenda e bastone di legno compresi!
Mentre aspettiamo che parta il pullman che ci ricondurrà a Puerto Natales, cuciniamo un veloce piatto di noodles e l'autista quasi ci abbandona sulla passerella di legno portandosi via i nostri zaini.. Ma che simpatico.. E l'avevo pure avvisato! Comunque lo rincorro e saltiamo su al volo ma nella fretta perdo la custodia delle posate (Sara scusa scusa). Ogni oggetto che mi accompagna nel viaggio, se pur non indispensabile, prende un valore affettivo enorme.. Che nervoso! Spero che servirà a qualcun altro! Alla fine è stata un'esperienza speciale sia per gli spettacoli che madre natura mi ha regalato ma soprattutto per l'impegno fisico e le difficoltà metereologiche che il nostro programma, dai tempi molto ridotti, ha incontrato. Forse è stata meno riflessiva della precedente a Los Glaciares, ma pur sempre una soddisfazione!
Tornati nella familiare Puerto Natales, abbiamo fatto la spesa x l'ultima tappa del nostro viaggio e siamo andati a festeggiare in un semplice ristorantino che ci ha cucinato un'impanata di pollo gigante e patatine fritte. Poi, strisciando per l'effetto della stanchezza, delle 2 birre e del Fernet come digestivo (lo sapevate che è argentino?) ci siamo rintanati nel prato dietro la stazione dei bus. Domani si va nella Terra del Fuoco!
GIORNO 54 - 1 febbraio 2014
La pioggerella notturna ci fa partire tutti umidicci.. Sembra che il fisico non patisca, il selvaggio Sud ci sta temprando! Ma non siamo stupidi, dobbiamo fare qualcosa per sta povera tenda e per i suoi ancora più poveri inquilini..
Oggi è "l'ultimo grande bus", che strano pensarlo.. con questo arriviamo a coprire più di 7000km! Viaggio un pó monotono nella pampa, dopo un paio d'ore cambio veloce su un'altro pullman proveniente da Punta Arenas. All'una arriviamo nel punto in cui dovremo traghettare al di là di uno dei canali più famosi della terra: lo stretto di Magellano!
Aspettiamo il nostro turno, hanno precedenza tutti i camion con trasporto merci, posso capirne il motivo. Dopo almeno un'ora tocca finalmente a noi, bus da una parte e passeggeri dall'altra. L'attraversamento non è stato niente di che, in questo punto la distanza tra le sponde sarà al massimo di 5 km, non più di 20min di navigazione. Sarebbe divertente attraversarlo dall'oceano Atlantico al Pacifico!
20minuti dopo giunge il momento tanto atteso.. Lo sbarco nelle Terra Del Fuego! Questo è un piccolo passo per un uomo ma.. un gran problema per il nostro bus, che per un discorso di pendenze, dovuto ad un attracco non eccellente, perde il paraurti posteriore grattando in uscita dal traghetto. Gli autisti caricano il pezzo nel bagagliaio, forse non conoscono la potenza del nastro americano.
Comunque tutto sommato la prima impressione è stata una gran delusione, il paesaggio rimane noioso come prima.. Ma cosa m'aspettavo? Forse da bambino, guardando le cartine, la immaginavo una terra infuocata circondata dai ghiacci dell'Antartide.. Supero l'amarezza dei sogni infranti guardando l'orologio, in Sudamerica sono sempre coerenti, almeno un paio d'ore di ritardo ci vogliono.
Passiamo per l'ennesima volta il confine e siamo di nuovo in Argentina. È quasi buio quando cambia improvvisamente il paesaggio e diventa montuoso, ci stiamo avvicinando alla costa sud. Gli ultimi 100km sono di strada tortuosa in mezzo alle montagne, sebbene non ci sia più molta luce capisco che anche questo è un piccolo paradiso.
Raggiungiamo Ushuaia alle 23.30, dopo 16h e 30' di bus, 4 ore in più del previsto, nel caso ci venga nostalgia di questi lunghi spostamenti su asfalto. Non me l'aspettavo ma la città alla fine del mondo è veramente una città! Mi viene un po' il panico.. E ora come si fa? Come funziona? Dopo tutte le notti accampati non mi ricordo Monto la tenda nei giardini pubblici! Ma Lore mi fa rinsavire, piove ed è meglio una notte al riparo prima di un'altra missione "wild".
Non abbiamo molta scelta, tutti gli ostelli sono pieni e ci dobbiamo fidare di una signora un po' strana che ci invita nel suo "Patagonia Pais", poco fuori dal centro. 120pesos argentini con colazione, come tutti gli altri a cui avevo chiesto, qua i prezzi sono questi.
Quello che più mi spiace è stato rompere una delle promesse fatte con Lore, cioè aspettare di tornare in Italia prima di concedersi il lusso del materasso.. Se volete saperlo, un'altra promessa è di non lavare mai pantaloni e felpa ma questa è più facile, ne abbiamo solo uno a testa e con sto freddo non possiamo rimanere senza! Anche l'altro gestore del posto è un po' strano, sembrano entrambi fatti di qualcosa che non so, che li rende amabilmente "peace and love"! Nonostante l'ora tarda ci concede l'uso della cucina e della doccia calda. E poi che volete che vi dica, quanto può essere morbido il materasso dopo quasi un mese di astinenza?
L'errore finanziario di includere una colazione senza limiti a due italiani che ultimamente si sono sfamati solo a zuppe macinando un po' troppi chilometri mi sembra palese.. Il proprietario, invece, immerso nel suo mondo senza gravità, non sembra per nulla scandalizzato dalle decine di pane-burro-marmellata che stiamo fagocitando.
Usciamo a fare due passi per Ushuaia, anche se tremendamente turistica e commerciale è più carina di quanto pensassi, soprattutto perché ha alle spalle una scenografia di canali innevati che se solo avessimo lo snowboard sarebbe un gran parco giochi! Di fronte, invece, al di là del canale Beagle, si vede l'Isla Navarino e le montagne ghiacciate dei fiordi più australi del Chile: come non sognare ignoto e avventura!
Rinunciamo a comprare una cartina (15€ per un pezzo di carta mi sembra un prezzo veramente esagerato) ma avvisiamo l'ufficio del turismo del trekking che abbiamo scelto, nel caso non tornassimo nei tempi da noi indicati sapranno dove cercare! Poi, come ottimi presagi prima dell'ultima avventura, troviamo un telo di nylon, per un ulteriore copertura dalla pioggia, e il gestore dell'ostello, molto fuso/gentile, ci regala una mappa un po' rovinata ma più che sufficiente per orientarci sul percorso.
Abbiamo scelto di fare il Paso de l'Oveja, circa 30 km da suddividere in due giorni, a cui è nostra intenzione aggiungere alcune "varianti". Sono due valli alle spalle di Ushuaia che si ricongiungono ad un colle alto 800m, si chiama così perché un tempo era percorso dai pastori che volevano far ingrassare le proprie pecore, facendole pascolare lungo il tragitto.
Siamo costretti a prendere un taxi per farci portare dove inizia il sentiero, evitando così 5ore di asfalto e sterrato carrozzabile. Sono già le 14.30 quando ci incamminiamo. L'inizio è tragico, melma profonda quasi ovunque, la prendiamo come un gioco d'equilibrio e si inizia a saltellare da una pietra ad un tronco a tutto quello che ci pare più asciutto. A volte la valutazione è sbagliata e allora splash! Dentro la fangazza! Io ci finisco con un piede fino quasi al ginocchio! Fatico persino a recuperare la scarpa che pare essere inghiottita dalle sabbie mobili! E immaginatevi le nostre calzature, che sono da ginnastica in versione trekking di una volta, visto il grado di usura che hanno subito: è iniziato il sentiero dai piedi marci!
Poi arriva il momento della foresta e il tragitto è poco chiaro, tra tutti quei tronchi abbattuti dal vento, dalle legioni di castori e dall'umidità. Fortunatamente sappiamo dove puntare. Saliti fuori dalla foresta prendiamo la deviazione per la laguna del Caminante, posto in cui vogliamo accampare. Tra una cosa e l'altra il tutto ci è costato più di 4 ore e quando arriviamo fa freddo e cadono gocce sottili e ghiacciate. Montiamo la tenda e accendo in un attimo il fuoco, quando smetto di tremare inizio a guardarmi intorno.. Questo posto è meraviglioso! Siamo a 30m da un laghetto da favola immersi nella natura selvaggia della Terra del Fuoco, si vede che sto posto è poco frequentato!
Peccato per il meteo che ci priva della vista sulle vette.. Ma che bello il focolare e questa situazione di free camping, passiamo tutta la sera all'aperto a riscaldarci e asciugare scarpe (che quasi vanno a fuoco) e vestiti. Ci infiliamo in tenda solo per andare a dormire.
Il nylon ha funzionato, sebbene abbia piovuto parecchio ci svegliamo all'asciutto e motivati per un po' di esplorazione. Oggi potrebbe essere considerato l'ultimo giorno utile, ossia l'ultimo per "fare cose", domani incominceremo il ritorno verso l'Italia. Il tempo non è dei migliori ma neanche dei peggiori e non ci condiziona il morale. Prima deviazione: saliamo verso la Valle Superior e svoltiamo a destra per risalire la dorsale di una montagna che Lorenzo ha addocchiato.
Le massime quote da ste parti si aggirano sui 1200m per cui non ci sono grandi dislivelli da compiere. Ma rimangono montagne molto estetiche e selvaggie. La salita è prevalentemente con piedi marci su un muschio particolare, che ingloba quasi le scarpe regalandoci un'ottima aderenza. Ultimo pezzo di crestina su roccia, facciamo attenzione ed ecco la vetta! Chissà come si chiama.. Boh, ma c'è un'ometto di pietre in cima, non possiamo considerarla nostra!
Si apre un po' la visibilità dandoci uno scorcio della "selva oscura" che abbiamo attraversato ieri.. Lunghetta! Poi subito si chiude e inizia.. a nevicare! Fitto come nei film di Natale! Qua è estate ma il meteo vuole ricordarci che siamo ai confini del mondo! Di comune accordo si scende immediatamente e in meno di 2 ore siamo al campo base a riscaldarci con l'ennesima zuppa ustiona-palato.
Zainoni in spalla e via verso il colle de l'Oveja, che raggiungiamo sotto 2 ore di pioggia "aghiforme".. Da ora solo discesa, o forse no? Verso le 18 il cielo si apre e optiamo per la seconda deviazione. Un canale ripido di pietrisco ci invita a salire.. Da quella parte c'è il Sud e potrebbe raggiungere un colletto con viste sublimi. Quello che pareva essere una breve variante verso un colletto sta diventando una faticosa salita di oltre 500m.
In punta ci aspetta un panorama senza precedenti, guardiamo il lungo canale Beagle e ci meravigliamo davanti alle vergini terre preantartiche.. È probabile che in molti di quei luoghi l'uomo non abbia mai messo piede! Ecco quello che stavo cercando: ecco la fine del mondo!Perché come è banale ammettere, tutto ha un inizio ed una fine e il nostro viaggio, in questo punto straordinario e commovente, sento che è giunto al termine.
Torniamo alla civiltà che sono ormai le 22.30, dopo altra boscaglia disorientante e difficile, in stile giochi senza frontiere e altri chilometri di noioso e acquitrinoso sentiero. Ci infiliamo in un campeggio per rianimare con l'acqua calda i nostri piedi rimasti fradici per 2 giorni. La nostra gloriosa tenda si alza in piedi per l'ultima volta..
ULTIMO GIORNO - 4 febbraio2014
Con la colazione abbiamo finito tutte le provviste, con con le ultime 2 righe scritte ho riempito l'ultima pagina della moleskine e con l'ultima sigaretta è finito pure l'accendino...
Piove a dirotto, come nelle migliori sceneggiature malinconiche. È proprio ora di tornare, non ci sono scuse!
Atterriamo a Buenos Aires in ritardo, ma in tempo per il check-in della coincidenza per Madrid. "Tanta fatica sprecata" dico a Lore scherzando "in 3 ore siamo ritornati a nord quanto un mese di viaggio verso sud!".
Dedico queste ultime parole ai ringraziamenti, so che ogni mia decisione influenza la vita di altri perché è vincolata al principio causa-effetto.
Ai miei genitori che hanno saputo placare l'istinto apprensivo tipico e ragionevole della famiglia italiana. Si fidano di me e non mi condizionano nelle scelte.
Alla mia ragazza Sara, che sa darmi tutto l'amore ma anche concedermi tutta la libertà che il mio carattere un po' irrequieto ha bisogno.
Ai miei fratelli, ai miei nonni ed ai miei amici su cui so di poter sempre contare, anche senza sentirli per lunghi periodi.
Alla mia Melua che mi aspetta fedele a Torino durante i miei viaggi.. Quanto vorrei poterla portare sempre con me!
A Verticalife che mi ha aiutato ad aprire di più la mente a queste esperienze ed incontrare gente con cui poterle condividere.
Ai miei atleti che aspettano pazientemente il mio rientro per ritornare ad allenarsi.
A chi sta leggendo i miei report e potrà prendere spunti per i suoi viaggi e a sua volta spartire informazioni.
Alle mie scarpe e alla tenda, che fino all'ultimo non mi hanno abbandonato.
A Lorenzo, perché è difficile pensare ad un compagno più compatibile per questo tipo di avventure. È stato bello vivere con lui tutte le emozioni di quest'ultimo mese di viaggio!
Testo di Fabrizio Orsello, Verticalife
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