Se penso a dove eravamo poche settimane fa.. Quanti chilometri abbiamo percorso! E un'altra cosa è che mi sembra sia passato un sacco di tempo! In genere a Torino, immerso nella routine quotidiana, mi sembra che tutto voli via in un secondo. Sento che le settimane mi sfuggono di mano mentre provo a vivere il più intensamente possibile.
In questo viaggio, che lentamente ed inesorabilmente ci sta portando verso sud, non riesco a trovare un minuto sprecato.
Ogni cosa è una novità, mi incuriosisce, che sia bella o brutta, che mi piaccia o che non la condivida, apprendo quanto sia infinitamente varia la conoscenza. Vorrei far capire, almeno in parte, a tutti quelli che giudicano con frasi del tipo "che culo, se ne sta in vacanza due mesi" o "non c'hai proprio niente da fare" quanto siano utili esperienze come questa. Troppo spesso, concentrati come siamo nella nostra piccola sfera di comfort, ci stiamo perdendo il mondo.
Ieri, chiedendo informazioni ad un passante, ci aveva detto che il bus che oltrepassa la frontiera sarebbe stato "intorno" alle 9.30. Il gestore di un internet point invece "circa" alle 9. Stamattina l'ufficio del turismo "verso" le 10. Questa penso che sia una peculiarità di tutto il Sudamerica, bisogna chiedere almeno a 3 persone differenti e fare una media delle risposte ricevute per farti un'idea generale dell'informazione che desideri ricevere.
E comunque è meglio non fidarsi.
Noi, per non rischiare, alle 8.30 siamo già sul ciglio della strada che ci hanno indicato come luogo per attendere la navetta. Alle 9, non si vede ancora niente, anzi, il paesino sembra ancora bello addormentato. Provo a chiedere un passaggio alle poche macchine che ci passano davanti. Ecco un gentile autoctono che si offre di portarci fino alla dogana chilena, "dopo potete farvela a piedi, fino alla dogana argentina saranno più o meno 2 km!". Beh meglio che niente! Solita routine di dogana, consegna foglio di permesso-mostra passaporto-timbro. Il doganiere, viste le nostre intenzioni e i nostri zaini pesanti ci avverte che sono 5 i km da percorrere. Se la verità sta nel mezzo, a noi va bene uguale e si parte a passo spedito.
Non mi piace camminare su asfalto, mi sa di fatica sprecata, ma un po' di allenamento per i giorni che verranno è essenziale!
Ormai siamo completamente ad oriente della cordigliera e si vede: qua le precipitazioni diminuiscono drasticamente rispetto al lato opposto e le foreste lasciano spazio alla caratteristica pampa argentina. Enormi tavolati dai colori sbiaditi e colonizzati solo da una bassa e rada vegetazione, è quello che contorna la nostra passeggiata in terra di nessuno. La strada si perde all'orizzonte, di sicuro non sono 2 km. Mentre camminiamo tentiamo l'autostop ma non veniamo calcolati.. Lo capisco, potremmo anche essere terroristi che tentano di passare il confine. Ho paura di vedere da un momento all'altro la navetta, rendendo vani i nostri sforzi di accelerare i tempi, ma per fortuna ancora niente.
Ci rendiamo conto che stiamo percorrendo una enorme "U" e se lo avessimo saputo prima avremmo tagliato notevolmente il percorso.. Tutto allenamento.. Almeno 6km ed ecco la dogana, altra trafila prendi-compila-foglietto e mostra-passaporto, ma dobbiamo aspettare un bel po' prima di passare, il sistema informatico non funziona. Mancano altri 2 km per Los Antiguos, prima città argentina.. Tanto vale camminare!
Los Antiguos è un posticino carino, tranquillo e ordinato. È sullo stesso lago di Chile Chico, lo stesso che abbiamo attraversato in traghetto ieri, ma da questo lato si chiama Buenos Aires. È una conferma che non si vogliono troppo bene i cugini del Sud del Sudamerica! Alla stazione dei bus prendiamo per la sera i passaggi diretti per El Chalten e lasciamo i nostri zaini.
Non stanchi facciamo 4 passi sul lungolago e poi ci dirigiamo belli affamati nel centro alla ricerca di cibo.. Sono le 3 ed è tutto chiuso, non ci posso credere!!! Qua c'è la "siesta" fino al tardo pomeriggio! Dobbiamo aspettare le 4 prima che apra oziosamente una panaderia: entriamo con serie intenzioni di svuotare il locale! Ci sono le pizzette, e pure buone! Neanche i prezzi frontalisti ci fanno ragionare e con ben 110 pesos argentini (12€) ci riempiamo di pizza, pasta sfoglia ripiena di prosciutto e formaggio e vari dolcini.
Un po' di relax al sole e poi si va a fare provviste per i 4 giorni di trekking che ci siamo programmati per i giorni a venire. Il supermercato (se così si può definire) non è molto fornito ma riusciamo comunque a impostare 4colazioni-pranzi-cene sufficientemente calorici per i km che ci aspettano.
Poco prima di partire prendiamo 1kg di deliziose ciliegie che rendono onore alla giusta fama di "Los Antiguos, capitale della cereza".
Il bus passa la città "Perito Moreno", prima di infilarsi sullo sterrato della leggendaria Ruta 40, l'avventurosa strada nel nulla della pampa per il Sud della Patagonia. Un po' scrivo e un po' la guardo affascinato, alle 2.30 finisco il report e mi metto a dormire.
Alle 4 Lore mi sveglia con espressione tra il preoccupato e il divertito, il bus è fermo a bordo strada "ho sentito un'autista che diceva all'altro che abbiamo finito la benzina!". Allungo le orecchie per cercare di capire qualcosa del serio discorso tra i due.. È proprio vero, una pietra ha colpito il serbatoio che, bucandosi, si è completamente svuotato sul tragitto.
Dopo aver confabulato qualcosa, i due cercano di catturare l'attenzione dei pochi passeggeri svegli per spiegare l'accaduto. "La radio qua non prende, voi rimanete a dormire, noi andiamo a cercare aiuto!". Non sono molto rassicuranti e senza dire altro se ne vanno. Potevano almeno lasciare le luci di emergenza, ma un argentino dietro di me con altre esperienze da Ruta 40 mi dice "tanto non servono, qua non passa proprio nessuno!". In effetti è proprio così, siamo soli in mezzo al nulla e dove se ne saranno andati quei due?
Tornano alle 7, hanno camminato kilometri nel vento gelido della Patagonia prima di trovare una squadra che stava iniziando dei lavori di manutenzione sulla strada. Hanno portato della benzina, ma prima devono riparare il danno. Anche un passeggero, sicuramente del mestiere, si da da fare. Alle 9.30 dopo aver fatto miracoli si riparte.. Mi affascinano gli uomini che sanno arrangiarsi in ogni situazione e ci hanno dato un assaggio di quello che può essere vivere un'odissea nella ruta 40!
All'una arriviamo a El Chalten, le leggendarie vette sono coperte da uno strato di nubi e il tempo non promette bene. Lorenzo mi tranquillizza, lui è sempre portatore di bel tempo!
Chiediamo informazioni all'ufficio del turismo ma non è che c'è molto da fare, è tutto pronto, dobbiamo solo iniziare a camminare!
Prima passo dall'ufficio dei guardiaparco, parlo con un agente per confrontarmi con lui sul piano che ho in mente. È molto gentile e si vede che è un appassionato di montagna! Approva in pieno il giro che gli ho esposto e mi rilascia il permesso di salire il Cerro Madsen, vetta panoramica di fronte al Fitz Roy, fuori dagli itinerari escursionistici.
Questo posto mi piace, non c'è niente da pagare per l'entrata al parco, per poter dormire negli accampamenti e per richiedere permessi! Sarei potuto essere stato il più forte degli alpinisti o il più lento dei trekker, ma senza indagare mi hanno trattato con grande rispetto. Si vede proprio che questo luogo esiste per una grande passione che unisce tutti: la montagna!
Compriamo un cartina e anche se sono ormai le 3 passate si parte! Nel pomeriggio i sentieri non sono per niente affollati, il tempo effettivamente sta migliorando, e, anche con gli zaini belli carichi, apprezziamo i quasi 10km fino al campamento Agostini. Il posto prende il nome da un salesiano italiano che ha fatto la storia nell'esplorazione di queste valli durante gli anni '30. Il sentiero è chiaro e pulito e nel campo, anche se frequentato da almeno una ventina di tende, regna una quiete ed un'equilibrio tipico di chi sa come godere di questi paradisi.
Il vento freddo fa accelerare tutte le operazioni di montaggio, cucina e varie e alle 9 siamo già nei sacchi a pelo. Non si è dormito molto stanotte e ci mettiamo proprio poco ad addormentarci!
Che notte gelida! Fino alle 9, ora in cui finalmente il sole colpisce la tenda, non abbiamo voglia di uscire allo scoperto! D'altronde noi non abbiamo obiettivi alpinistici e le ore di luce sono tantissime, possiamo permettercelo! Lore pensa con nostalgia al suo vecchio sacco a pelo che ha lasciato a casa, mentre impreca sul suo nuovo super light che si è portato dietro.. Pivello!
Il cielo è quasi tutto aperto, solo qualche nube bassa ci impedisce la vista di una delle montagne più famose nella storia dell'alpinismo italiano, il Cerro Torre. Ma dopo colazione, poco a poco, tutto si apre ed eccolo! Che architettura impressionante, sembra impossibile che possa stare in piedi , così esile e così verticale! Wow vogliamo andarlo a vedere più da vicino possibile, allora in 5 minuti siamo pronti, zainetto leggero in spalla. Si va al mirador Maestri. C'è una vista fantastica, ma ancora non ci basta e avanziamo dove ormai non c'è più sentiero, sulle pietraie che ripide che scendono sulla Laguna Torre. Siamo sempre più vicini al ghiacciaio e ora lo raggiungiamo superando qualche difficoltà (tipiche del nostro volerci complicare la vita). È una giornata spettacolare e questo è un vero e proprio Eden! Ci siamo, qua ci può bastare, da una collinetta sulla morena a lato del ghiacciaio possiamo ammirare tutta la maestosità dei 900m di granito verticale che portano alla punta, caratterizzata dal tipico fungo di neve sulla cima. Che pazzia pensare di poter raggiungere la cima! Thè caldo, frutta secca e un po' di foto ed è ora di tornare, il mirador Gennuso-Orsello ci è costato, andata e ritorno, 5 ore di equilibrismi tra una pietra e l'altra.
Alle 4 recuperiamo energie con una zuppa calda e alle 5 si riparte per il campamento Poincenot, sotto il gigante di questo massiccio, il Fitz Roy. Sono altri 10km in saliscendi che a sto giro si fanno sentire.. ma sono le bellezze naturali dei boschi e delle lagune che attraversiamo che ci fanno ignorare la stanchezza! Raggiunto il campo, soddisfatto della giornata, mi siedo su un tronco caduto a terra, stendo le gambe che si lamentano un po' per il lavoro extra.. Ou! Ma le mie scarpe stanno perdendo la suola! Fortuna che Lore, per una non so quale premonizione, ha dietro un tubetto di attack ed io rifinisco il tutto con 2 o 3 giri di nastro americano. Molto fashion la mia nuova scarpa grigio metallizzato!
Infine si monta la tenda, si mangia e si sviene a letto in tempi eccezionalmente brevi.
Anche stanotte ha fatto un gran freddo, sintomo di bel tempo. Il programma per la giornata è bello pieno di impegni! In meno di un'ora saliamo il ripido sentiero per la Laguna de Los Tres. Anche qua la vista è paradisiaca! Il Fitz Roy e le vette minori si specchiano sul lago componendo il quadretto che tante volte ho visto sui libri di montagna e su internet.. Sono davvero qua! Facciamo un po' di sosta passeggiando sulla sponda sinistra del lago, da dove possiamo scorgere, 400m più in basso, la Laguna Sucia. Intanto qualche alpinista sta tornando dal ghiacciaio. Chiediamo da quale avventura stanno arrivando, ma tutti, sconsolati, ci dicono che non ci sono buone condizioni sulle pareti di roccia. Il sole di eri non è stato sufficiente a sciogliere la neve dei giorni precedenti. Anche sul nostro obiettivo, infatti, c'è neve e ho paura che le nostre scarpe da ginnastica (di cui una sta insieme per miracolo) non siano sufficienti.. Andiamo a vedere!
Saliamo su una facile dorsale e dopo 200mt di dislivello inizia la neve, fortuna che una traccia dei giorni precedenti e il calore del sole che ha reso la neve morbida rende la via percorribile.. Certo avere i ramponi sarebbe più intelligente! Poi pezzettino di cresta di facile e divertente arrampicata, altro canalino di neve e ultimi passi su roccia verticale.. Vetta!!! E che vista! Posso quasi toccare il granito del Fitz Roy! Stretta di mano con Lorenzo, fare una cima, facile o difficile che sia, ci da sempre grande soddisfazione! Dopo un po' di relax si ritorna, compiendo un giro ad anello ed azzerando ogni difficoltà, scio con le scarpe il nevaio ormai marcio per il calore.. Sono di nuovo un bambino!
Alle 6 siamo di ritorno a "casa", c'è ancora il sole e Lore propone la doccia con acqua di torrente glaciale.. In effetti ultimamente non ci siamo dedicati molto alle faccende igieniche e puzziamo come capre.. Ok! Dopo la prima secchiata d'acqua mi si blocca il cervello.. Si è congelato! Penso che sia lo stesso che fare il bagno nella granita!
Dopo una zuppa calda per riprendere la temperatura ci rimettiamo subito in marcia con tutto l'equipaggiamento. Vogliamo raggiungere il campamento de la Laguna Capri e se ci rilassiamo un po' è finita!
Altri 5 km e raggiungiamo la destinazione, non potete immaginare quanto si possono fare in fretta le cose quando si ha voglia di andare a dormire!
Intanto si è alzato vento forte e il tempo si sta guastando.. Poco male, il nostro giro è quasi terminato!
Stanotte ha fatto meno freddo e infatti al risveglio il cielo è coperto da un bello strato di nubi. Solo 5 km in discesa ci separano da El Chalten.. Dopo tutti sti km sono proprio una passeggiata! Apprezziamo il paesaggio mentre scendiamo, soddisfatti della nostra esperienza nel parco Los Glaciares. Credo che non sarà l'ultima volta che verrò qui, ho sentito davvero una grande sintonia con questi luoghi, tanto che mi spiacerebbe troppo pensare che non li vedrò più!
In poco raggiungiamo il paese e poi il terminal dei bus, prenotiamo per le 13 quello diretto a El Calafate. Purtroppo non abbiamo tempo da dedicare al cazzeggio, ma non sarebbe male riposarsi un po' qui, ai piedi di queste superbe montagne.
Poco più di 3 ore e siamo catapultati in una realtà completamente commerciale dell'outdoor. Lo spettacolare ghiacciaio Perito Moreno attira gente da ogni parte del mondo, che si ferma a El Calafate come punto di partenza e arrivo per l'escursione giornaliera. Ci sono hotel di classe e casinó, negozi delle marche più prestigiose e ristoranti che cuociono il cordero (agnello) in vetrina.
Anche noi vogliamo vedere il gigante di ghiaccio e ci mettiamo in lista al gregge di pecore per il giorno successivo.
Sistemiamo tenda e zaini nel camping de la policia, effettivamente gestito da due poliziotti pensionati un po' addormentati. Il posto è economico e spartano ma ci regala un bene super lusso che quasi mi ero scordato: una doccia calda!
Col freschino patagonico perenne è una sensazione veramente piacevole, rimango sotto l'acqua bollente lunghi minuti che sembrano ore.. Che roba!!! Ci sono cose molto semplici a cui è quasi un mese che stiamo rinunciando, fa parte del gioco e non ci pesa per niente.. Ma quando ne usufruisci le apprezzi molto di più! Chissà che sensazione quando torneró a sdraiarmi su un materasso!
A cena, per ricolmare il deficit calorico causato dai 3 giorni di trekking, ci concediamo una parillada della famosa carne argentina da Rik's.. 10€ per una porzione gigante! Grazie Gio, ottimo consiglio!
Ci piacerebbe stare qua, su questo morbido tappeto d'erba alta che sta sotto la tenda, a dormire a lungo.. Ma non si può! Il pullman per il ghiacciaio Perito Moreno parte alle 9.30. Gli 80 km su strada perfettamente asfaltata attraversano le pianure aride della pampa per poi costeggiare il lago Argentino. Poi tappa obbligatoria per pagare il ticket di ingresso al parco. Già dal numero di bus in coda si capisce che è un escursione per tutti e giustamente tutti hanno diritto di partecipare.. Ma a me la calca non piace! Un breve stop in un punto panoramico mi da un'idea delle dimensioni di questo colosso, ha un fronte di 5km che avanza sul lago! Già, incredibilmente, il Perito avanza, noncurante della preoccupante tendenza dello scioglimento della maggioranza dei ghiacciai, causa quasi certamente degli effetti incoscienti delle attività dell'uomo su Madre Terra.
È un mostro inarrestabile pieno di ferite tenebrose.. Riscaldandosi al sole lascia cadere dal suo fronte verticale blocchi di ghiaccio alti fino a 30 metri! Ed emette in continuazione rumori sinistri e spaventosi..
Beh, con questo sistema di passerelle l'hanno un po' ingabbiato.. Si cammina obbligatoriamente su carine strutture di legno a distanza di sicurezza ma si ha un'ottima visibilità: è impressionante!
Sfamandoci a panini da supermercato abbiamo gironzolato per 3 ore poi ha iniziato a piovere con raffiche di vento gelido e ci siamo riparati sotto una tettoia della grossa struttura principale all'ingresso. Dopo un'ora un po' troppo al fresco il bus ci ha prelevati per riportarci a El Calafate.
Passiamo il pomeriggio a fare le provviste per il trekking del Torres del Paine e Lore compra un altro sacco a pelo, giustamente intimorito dalle fredde notti patagoniche. In campeggio abbiamo recitato la solita routine prima di andare a dormire.. Di quel posto mi ricorderò la magnifica doccia calda e l'erba soffice sulla quale era montata la tenda!
Saliamo sul pullman delle 7.30 che ci riporterà di nuovo in terra cilena, a Puerto Natales. Un'altra volta la frontiera.. E la dogana! Che stupido, non me ne sono ricordato durante gli acquisti di ieri ma in Cile è proibito portare latticini e alimenti crudi. Durante le 4 ore di attesa penso con preoccupazione al formaggio dentro lo zaino e a tutto quello che potrebbero obbligarmi a buttare. Superato il limite argentino arriviamo alla dogana del Chile e un gentile poliziotto mi solleva il morale dicendomi che la legge è cambiata ed oggi si è molto più permissivi. Un "simpatico" cagnolino fa il suo dovere annusando sul bus e tra i bagagli.
Si riparte e in breve raggiungiamo la stazione dei bus di Puerto Natales ma sono ormai le 15 e l'ultimo collegamento per l'ingresso al parco se n'è già andato mezz'ora fa: e pensare che mi avevano spergiurato che saremmo arrivati in tempo!
Tanto vale farsi un giretto per le strade di questo posto di mare del sud. Oggi, altro non rappresenta che una tappa obbligatoria per raggiungere uno dei trekking più famosi al mondo. La gente si ferma solo per una cena ed una dormita in qualche ostello. Però mi piace, le case sono basse e colorate, ovunque regna una pace surreale, come se il freddo del mare avesse congelato un po' tutto. Passando per il porto penso con grande stima alla gente che lavora sulle acque australi.. Che temperamento!
Ci infiliamo in un bar-ristorante di basso profilo per mangiarci un panino, il più economico possibile, ma i prezzi sono da turista. 4€ per un panino al pollo! Beh però è bello grande!
Dovendo essere di nuovo alle 7 del mattino in stazione optiamo per una d ormita costo zero in un campo da calcio in disuso a pochi isolati da li.
Fa freddo, si sente che siamo sempre più vicini all'Antartide e c'è luce fino alle 11. Una zuppa calda ci aiuta a prendere temperatura prima di sigillarci nei nostri sacchi a pelo ed andare a nanna. Lore è decisamente contento del suo acquisto.
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