Che differenza c'è tra il turista e il viaggiatore? Il primo si accontenta di osservare i posti che visita il secondo vuole viverli!
Per viverli e capirli non si può certo avere la soluzione pronta, prefabbricata e comoda. L'incertezza sul piano d'azione unita alla disponibilità limitata di soldi fanno vivere veramente il luogo che stai attraversando.. È una combinazione vincente! È necessario interfacciarsi con la gente locale ed usare le loro strategie per superare gli stessi problemi, dagli spostamenti alle avversità che la natura impone.
Stiamo scendendo sempre più a sud prima Chiloè e poi la Patagonia... Non solo stiamo vedendo, ma stiamo vivendo tutto questo!

Tiro fuori la testa dalla tenda e... Qualche movimento che fa ben sperare c'è! Il moto ondoso è sempre più promettente! Colazione the, biscotti, pane e marmellata, ormai le routine da attendati sono ben collaudate e ci fanno risparmiare tempo.
Chissà quando arriva Milton, il gestore della scuola di surf (una casetta di due piani molto minimale) in questo angolo di paradiso. L'ho conosciuto ieri.. Vi assicuro, un personaggio molto caratteristico! Lore intanto va a collegarsi al wifi più vicino per seguire al meglio i suoi obblighi professionali. Che voglia, anche dall'altra parte del mondo! Io intanto rimango in attesa, ora le onde ci sono eccome, ma non ho la tavola.. Niente, dopo più di un'ora torna Lore con una notizia, l'ultimo bus della giornata per Chillan parte all'una e manca poco. Perdo definitivamente le speranze, che smacco: guardare le onde senza poter entrare!
Chillan è una città polverosa e trafficata a più di 100km dalla costa, povera di interessi turistici ma punto di partenza di numerosi bus verso sud, abbiamo deciso di cambiare aria!
Compriamo i biglietti per il primo verso Puerto Montt, ma parte alle 10 di sera, abbiamo più di 6 ore di attesa.. Nei viaggi disorganizzati queste cose capitano eccome, passiamo il tempo a cercare di impostare al meglio i giorni che verranno. Iniziamo a sentire l'angoscia della data di scadenza e vogliamo vedere ancora mille posti.. Internet point, guida, mappa, domande alla gente locale, alla fine non risolviamo nulla e come al solito il piano è di prendere il viaggio così come verrà!
Ci riempiamo gli stomaci con le più reperibili schifezze fritte locali e ci buttiamo su uno degli innumerevoli bus notturn.i.. Quanti, ormai ho perso il conto, però questo è stato particolarmente scomodo, me ne ricorderò!

Arriviamo a Puerto Montt alle 7:30 e un venticello gelido ci accoglie. Mi ricorda quanta strada ho fatto dal nord del Perù! Giretto nel centro con le solite domande che mi frullano nel cervello, dove? Come? Quando? Subito, questo è certo! Pur respirandosi aria di leggende da mari del sud, questa è pur sempre una città e non mi piace l'idea di fermarmici più di tanto.
La proposta più gettonata sembra essere Chiloè e un po' di navigazione nei fiordi patagonici. Il traghetto che unisce Puerto Montt a Puerto Natales, soprattutto adesso che è alta stagione, ha dei costi proibitivi (più di 500€) ma non vogliamo privarci dell'esperienza.. Scopriamo che si può percorrere un tratto di mare da Quellon a Puerto Chacabuco, a soli 20€. Già, ma poi da la? Come si va a sud senza perdere troppo tempo?
L'ufficio del turismo non ci è per niente d'aiuto, anzi, ci scoraggia dicendoci che non ci sono bus da quelle parti. Torniamo alla stazione dei bus, c'è un pullman a buon prezzo per Castro nel centro dell'isola di Chiloè tra 40min. Ok si va! Nella breve attesa facciamo due passi al porto ed entriamo nelle agenzie delle compagnie di navigazione. Naviera Austral ha l'unico traghetto che ci interessa, per il 18 gennaio e sono rimasti solo 8 posti. Di nuovo lo stesso dubbio, ma poi da Puerto Chacabuco? Mancano 10 min alla partenza del nostro bus.. Poco tempo per decidere ma la realtà è che sappiamo già come andrà a finire, chissenefrega, compriamo i passaggi e poi si vedrà! Prendiamo il bus all'ultimo minuto, soddisfatti della nostra scelta. Dopo mezz'ora siamo sul traghetto che ci permetterà di attraversare il piccolo stretto tra (come direbbero in Sardegna) il continente e l'isola. Sono solo 2 km e c'è in progetto la costruzione di un ponte.
Poi di nuovo due ore di bus ed ecco raggiunta Castro, uno dei centri più popolati dell'isola. Ad una prima impressione sembra un po' indietro rispetto allo sviluppo economico del Chile e la gente pare più grezza, mi piace!
Protette dall'Unesco, l'isola conserva delle preziose chiese di legno e latta, prova dell'arte dell'arrangiarsi degli isolani. Ne ammiriamo una nella piazza principale.
Per le 6 prendiamo un collettivo, che per datazione mi ricorda quelli peruviani, per Cucao, ultimo paesino alle porte del Parco Nazionale.
Arriviamo che è già tardi e l'obiettivo è trovare una buona location per il free camping. La spiaggia a queste latitudini è veramente fredda e umida e vogliamo qualcosa più all'interno. Fatto qualche km, troviamo l'indicazione per un lago..perché no? Purtroppo i terreni da ste parti sono tutti privati, ma sulla strada incontriamo Alejandro, indigeno nativo di Chiloè, che ci propone di piantare la tenda nel suo "camping" (che altro non è che il prato dove fa pascolare le sue mucche) a soli 1000PC. Il posto è tranquillissimo e di lui apprezzo la subito la sua chiarezza, non sembra interessato a intortarci con metodi spillasoldi. Ci fermiamo.
Tempo di montare la tenda e dal vicinissimo oceano arriva un'umidità tale che bagna tutto, tenda, zaini e scarpe comprese.
Cucino da dentro il sacco a pelo e ci scaldiamo con un po' di the prima di addormentarci.

Fuori (e anche un po' dentro) è tutto marcio. Dobbiamo aspettare le 9, quando i primi raggi di sole colpiscono la tenda, perché migliori la situazione e ci venga voglia di uscire. Dopo poco appare Alejandro, sta andando a vedere se la rete, piazzata nel lago il giorno precedente, ha raccolto i suoi frutti. Non ci facciamo scappare l'occasione e ci proponiamo come aiutanti nelle operazioni. La barchetta è di solo legno e va a remi, dice che è meglio per le manovre nel lago e per la salute.
Alejandro ha 47anni e 4 figli, è una persona semplice ma non stupida, è pienamente consapevole della sua scelta di vita ai margini del progresso. Suo nonno, ci racconta, è morto a 102 anni pescando, coltivando patate e allevando mucche e pecore. Suo padre, invece, l'ha lasciato a 54 anni, naufragando durante una mareggiata in oceano aperto. Pregi e difetti del mestiere: una vita a stretto contatto con la "naturaleza"!
Raccogliamo ben 6 salmoni dalla rete, ma lui non pare soddisfatto del risultato, poi, come posso, manovro la barchetta mentre lui ridispone la rete in acqua. Ecco un'altra esperienza che non avevo mai vissuto! Torniamo a riva e come logico gli compriamo per 2000PC il pesce più grande.. Peserà almeno 3kg! Lore prepara la zuppa per contorno e io accendo il fuoco mentre pregusto la grigliata!
Ma nella quiete più totale ecco la piaga Chilota che si presenta: l'attacco dei tafani! Tanti, grandi e soprattutto molesti! Già prima avevamo notato la presenza di qualche esemplare ma ora sono una miriade! Proviamo a reagire ma alla fine, sconfitti, ci rifugiamo in tenda a mangiare.
Vengo a sapere che da queste parti è normale che un paio di settimane all'anno (esattamente queste), gli abitanti dell'isola vengano invasi da queste orribili creature succhiasangue.
Sempre assaliti dai mostri ronzanti cerchiamo rifugio nella foresta, vogliamo raggiungere un mirador di cui ci ha parlato Ale. Mano a mano che ci addentriamo le bestiacce ci lasciano in pace mentre la flora esibisce tutta la sua incredibile varietà. Il sentiero non sempre è chiaro e immagino che perdersi da ste parti sia un attimo! Meno di 2 ore di cammino e siamo in cima ad un'instabile palafitta di legno che però ci regala un panorama meraviglioso: kilometri e kilometri di foresta vergine attorno a noi che si aprono per far spazio solo al laghetto dove siamo accampati e poco più in la l'oceano che si scatena sulla costa.
Riposiamo dallo stress tafanesco e, recuperate le forze, torniamo a casa seriamente intenzionati a dargli battaglia. Niente da fare, nuovamente sconfitti ci richiudiamo in tenda. Solo al calar del sole sparisce completamente l'incessante ronzio. Per cena ci pappiamo uno dei pasti più apprezzati delle ultime settimane: gnocchi alla bolognese con parmigiano! A volte i supermercati Chileni fanno miracoli!

È ovvio che non abbiamo intenzione di combattere senza speranza un'altra giornata. Fuggiamo a orecchie basse verso sud. Bus sgangherato fino ad un incrocio e poi altro bus fino ad un'altro ancora. È nostra intenzione visitare il parco Tentauco, ma non abbiamo molte informazioni a riguardo. Senza stare ad aspettare, sfodero il mio fidato pollice ed ecco che un camion di legname ci carica e ci porta ad un ulteriore svolta. L'autista mi dice che c'è un'ora e mezza di cammino all'ingresso. Siamo belli carichi di viveri e non è bello camminare su uno sterrato carrozzabile.
Decidiamo di aspettare un passaggio, ma non si vede nessuno! Poco a poco iniziamo ad avanzare, ed è così, che percorriamo gli almeno 8km fino all'entrata del parco.
I guardiaparco ci accolgono gentilmente e ci dissetiamo con il boccione d'acqua del loro ufficio. Ci spiegano che il primo posto per campeggiare è a 20km di cammino/macchina e che non ci sono navette che fanno servizio di trasporto!
Inoltre i veri trekking del parco contemplano almeno 3 giorni di marcia. È tardi e non ne avremmo il tempo, ma soprattutto domani dobbiamo essere a Quellon per prendere il traghetto! Sempre sull'onda del "vedremo" prendiamo un sentiero molto curato di circa 4km.
La vegetazione è più fitta di quella che abbiamo potuto osservare a nord, ma il cammino è decisamente più turistico. Ci sono begli scorci su di un torrente e sul lago. È sicuramente un posto che meriterebbe avere qualche giorno in più per esplorarlo, in realtà la riserva è enorme e noi siamo solo nella parte più periferica. A sud, i boschi millenari continuano a crescere indisturbati e senza più rischi da quando l'area è stata dichiarata parco.
Siamo fortunati o forse dopo tutto sto camminare è giusto che sia così e veniamo caricati da un militare di ritorno da 3 giorni di trekking che mi conferma essere stata un'esperienza molto wild.
Con il suo pickup arriviamo a Quellon, il porto commerciale più grosso di Chiloè e ci scarica davanti a un camping. Siamo stanchi e ci arrendiamo all'idea di pagare per piazzare la tenda. Vorrà dire che sfrutteremo l'acqua calda e il collegamento internet per lavarci e dare nostre notizie in Europa!

Dopo un meritato riposo abbiamo tutta la giornata per prepararci alla navigazione. Ci imbarcheremo per le 22 e dopodiché faremo 30 ore di porto in porto fino a Chacabuco. Prima di tutto chiediamo che non ci siano brutte sorprese alla biglietteria di Naviera Austral: tutto ok! Poi andiamo alla ricerca di tabacco per concludere il viaggio, fatto. Poi i profumi di una panetteria attirano la nostra attenzione e in un attimo acquistiamo un picnic da mangiare guardando il mare. Che bello sto porto di mare! È ben riparato dalle mareggiate da un baia profonda e con al fronte altre insenature e isole minori. Il tempo è splendido con un sole caldo e vento fresco, ma è chiaro che da ste parti non sia la normalità.
Ovunque, prati fitti e verdissimi testimoniano i numerosi giorni di pioggia, di gran lunga superiori a quelli di sole. Non si incrociano turisti, ma solo abitanti locali che per la maggior parte sono coinvolti nell'industria del salmone, il motore principale dell'economia dell'isola. Facciamo provviste e torniamo al camping per un po' di relax.
Alle 19 prendiamo un bus che arriva a Punta Lapas, dove, dopo più di 21000km, finisce (o inizia) ufficialmente la panamericana. Da qua si può osservare tutta la baia.. Davvero un bel posto!
Ci infiliamo, li vicino, nella festa della birra artigianale, convinti di cenare e bere a poco prezzo, e invece niente da fare, veniamo rapinati nell'assaggiare primizie del posto ma, vi assicuro, di ottima qualità, soprattutto la carne!
Come usanza, con il tempo agli sgoccioli, ci precipitiamo in campeggio a prendere gli zaini e poi al molo dove è ormeggiata quella che sarà la nostra casa per le prossime 2 notti.
Saliamo, il traghetto è pieno e caotico, i posti a sedere sono scomodi ed è impensabile dormirci. Propongo a Lore di andare sul ponte a dormire, cullati dalle onde e dalla bottiglia di vino che abbiamo comprato per l'occasione. Abbiamo il materassino, ma non il sacco a pelo, che è rimasto nello zaino che abbiamo dovuto lasciare nella stiva. Non sembra faccia troppo freddo... Si parte con ben 3 ore di ritardo!

GIORNO 41 - 19 gennaio 2014
Freddo, freddo, freddissimo! Ci siamo coperti con il telo della tenda ma è stato tutto inutile, siamo congelati! Potevo andare sotto coperta -penserete voi- ma avete idea cos'è vedere sorgere l'alba nei mari australi? È come vivere i migliori racconti d'avventura, e mentre guardo i fiordi, le montagne, le acque profonde e le piccole e rare imbarcazioni in lontananza.. Potrei immaginare di tutto! Mentre tutti stanno ancora dormendo preparo un the bollente per sbrinarci e facciamo colazione sulla prua, di fianco alla cabina del comandante.. Sono io a decidere la rotta!
Siamo proprio fortunati, la giornata è splendida, in cielo non c'è una nuvola! Durante la giornata è un susseguirsi di spettacoli, ghiacciai, boschi impenetrabili, isolette piratesche e persino in lontananza lo sbuffo di una balena! È impossibile stancarsi di guardare ..penso di essere sceso sotto solo per pisciare!
Il traghetto si è fermato più volte in porti minuscoli dove vivono pochi uomini tenaci in continua lotta con le avversità estreme della Patagonia.. Come vorrei ascoltare le loro storie!
Inoltre abbiamo fatto conoscenza di una buona cerchia di viaggiatori dallo stampo più temerario, con molti dei quali ho condiviso esperienze ed informazioni. La sera, una coalizione italo-franco-canadese ha unito le forze per realizzare una cena royale: zuppa, pasta coi würstel, fagioli, formaggio e frutta. La bottiglia di rum che pensavamo di tenere fino alla fine del viaggio è terminata, senza rimpianti, nell'arco della serata.
Abbiamo di nuovo preferito passare la notte all'addiaccio ma questa volta avvolti nel calore del sacco a pelo.

In ritardo di 8 ore, alle 11.30, sbarchiamo a Puerto Chacabuco, pulmino fino a Puerto Aysen e bus fino a Cohyaique. Quest'ultima si può definire più città (ha circa 20mila abitanti) a differenza delle precedenti, che non erano altro che una manciata di case.
Il tempo è uno schifo, pioviggina e fa freddo, conferma della nostra buona sorte del giorno precedente.
Siamo intenzionati a scendere a sud perdendo meno tempo possibile, ma l'aereo per Punta Arenas e il bus per Rio Gallegos sono entrambi appena partiti e dovremmo aspettare una settimana per poterli prendere. Mentre mi disperavo di dover attendere troppo tempo una signora mi spiega la più complicata, ma immediata soluzione per proseguire verso sud. Dovremo passare il confine per l'Argentina da Chile Chico.
Mangiamo un panino vicino alla piazza principale mentre osservo Cohyaique, la cittadina ha una bella posizione, in una conca circondata da montagne, una delle quali con una parete rocciosa impressionante.
Sono tanti i posti dove varrebbe la pena fermarsi qualche giorno in più.. Peccato non avere più tempo!
Alle 16:30 un furgone ci porta a Puerto Ibanez passando su un pezzo di carretera Austral, le montagne sono selvagge e mi rapiscono completamente. Arrivati al porto, che si affaccia sul lago Carrera, prendiamo un ferry, che alle 21:15 ci lascia sull'altra sponda, a Chile Chico, prossimo alla frontiera con l'Argentina.
Il vento, come è solito da queste parti, sta diventando sempre più insistente ed incessante. Con l'ultima luce recuperiamo al market una cena sana di pollo e piselli e contrattiamo una piazzola per dormire a 3000PC.
Domattina presto lasceremo il Chile.

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