14-16 Novembre 2013
La seconda parte del nostro viaggio ci ha portati al punto più a Nord che abbiamo raggiunto in Chile, il deserto di Atacama, passando per le poche città della costa e panorami infiniti dove scorre la panamericana.
Ma andiamo per passi, perchè la strada per raggiungere Atacama è stata lunga...
Da Vicuna, ultima nostra tappa nella magica valle del'Elqui, ritornammo sulla costa dove, dopo esserci riforniti delle famose marmellate di papaya di La Serena presso bancarelle lungo la strada, ci dirigemmo a Nord in direzione Parque Nacional Pan de Azucar.
La giornata era niblada e quando iniziammo a salire dei tornanti su per le montagne, le nubi ci circondarono completamente. Ma non solo, perchè ci incastrammo in una lunga coda di camion di qualunque dimensione e con ogni tipo carico, tra cui acido solforico, pezzi di pale eoliche e navi, macchinari per fabbriche e altre cose simili che non ti fanno certo stare tranquillo a guidare una minuscola Chevrolet Spark lì in mezzo!
Dopo un paio d'ore finalmente sbucammo sull'altopiano dove la strada dritta e scorrevolele ci fece procedere ad una velocità più sostenuta, mentre le nuvole sparivano lasciando il sole di mezzogiorno a picchiare forte su di noi. Sostammo a Copiapò, una squallida città industriale e mineraria in mezzo al deserto dove bevemmo un caffè al volo per scappare in fretta da quel postaccio.
L'ultimo tratto fino a Chanaral fu un susseguirsi di panorami aridi e desertici uno diverso dall'altro! Incredibile quanto possa variare il deserto nel giro di poche decine di chilometri, da dolci colline sabbiose con diverse tonalità di colori, a distese di terra piatta dove sbucano una miriade di pinnacoli di rocce aguzze, a grandi montagne rocciose che scendono fin sulla costa e spiagge infinite dove qua e là sorge qualche piccolo villaggio con non più di cento case.
Raggiunta Chanaral, seguimmo l'indicazione per il parco prendendo la strada semi-sterrata lungo la larga costa. Llo scenario in cui ci trovammo era veramente surreale, con la luce del sole filtrata da qualche nube e dalle tempeste di sabbia, circondati da montagne che incutevano timore per la loro asprezza e aridità. All'inizio non ci sembrò di essere nella direzione giusta, ma poi arrivammo alle spiagge di cui avevamo letto sulla guida ed infine a Caleta Pan de Azucar e al suo minuscolo villaggio di pescatori.
Ci informammo sull'escursione in barca per raggiungere l'isola li di fronte, dove è possibile avvistare pinguini e leoni marini, ma quel pomeriggio il mare era mosso e nessuno ci si voleva buttare dentro.
Così piazzammo la tenda in una sorta di campeggio (dove di nuovo eravamo gli unici ospiti) e rimanemmo ad ammirare il sole che scendeva sul mare e creava straordinari effetti di luce sulle nuvole e sulle scogliere.
Il giorno dopo il tempo era ancora brutto, il vento continuava a spingere e quindi niente barca. Peccato, ma comunque passammo la mattinata a goderci questo selvaggio angolo della costa chiaccherando con la gente del villaggio e scattando qualche foto ai pellicani appollaiati sugli scogli.
Già nel pomeriggio partivamo verso Antofagasta, 400 km a nord, pensando di ritornarvi durante il viaggio di rientro a Santiago, nella speranza di poter fare il giro in barca. Ma, anche in viaggio, ogni lasciata è persa...
Come ci allontanammo dalla costa le nuvole sparirono, il sole splendeva e gli infiniti panorami del Sud del mondo si estendevano all'infinito.
Il viaggio fino ad Antofagasta fu lungo, ma il nostro entusiasmo ci fece andare spediti e la nostra Sparkina spingeva come mai aveva fatto prima.
Al 200esimo km una stazione di servizio per camionisti, con tanto di salottino e divani, da sembrare più una casa, fu il primo segno di civiltà che incontrammo, ed il successivo, 150 km dopo, fu una scultura eretta negli anni '90 a forma di mano gigante, chiamata appunto Mano del Desierto.
L'entrata nella periferia di Antofagasta fu da set cinematografico post apocalittico, con una luce a tonalità grige, verdi e viola dovuta alle nuvole che verso la costa ricoprivano il sole quasi al tramonto e delle spettrali e giganti fabbriche che sorgevano lungo la strada.
Pensammo : "Ma dove stiamo finenedo?" E invece dopo aver superato questa bella zona verde, arrivammo finalmente sul lungo oceano, entrando così in città, dove un gentile ragazzo ci fece strada fino ad un ristorantino economico per un meritato pollo arrosto.
Proseguimmo ancora qualche chilometro a Nord della città per arrivare a La Portada, un arco di arenaria che sorge nell'oceano a poche decine di metri dalla costa.
Qua davanti (anche se in realtà di notte non vedevamo ancora l'arco) piazzammo la tenda, incontrando casualmente un'altra coppia di viaggiatori tedeschi con cui finimmo la serata a parlare delle nostre avventure e vite, mentre altre coppie di amanti cileni parcheggiavano le loro macchine poco più in la per una serata romantica davanti all'Oceano Pacifico.
Al mattino partimmo per Calama, due ore di viaggio nel piattume del deserto con un caldo infernale che avvolgeva la nostra macchina. Ci fermammo in città per rinfrescarci un po' in un supermercato e fare scorta di spesa per San Pedro de Atacama, che raggiungemmo finalmente dopo altre 2 ore di viaggio. Eravamo ai piedi dei vulcani della Cordillera, come il Licanbur, il Lascar e il Tatio, eccitati di esplorare l'altopiano sul quale avevamo letto di posti meravigliosi.
All'arrivo capimmo subito che eravamo in una località ben più turistica di tutte quelle visitate precedentemente, dove avevamo incontrato solo qualche raro viaggiatore straniero. Essendo anche il weekend era presa d'assalto dai chileni, che trovammo intenti a grigliare alla grande nel posto dove decidemmo di mettere la tenda, il Pozo 3, una piccola macchia di alberi fuori dal villaggio dove si trova una piscina.
Mi feci un tuffo in quelle acque, non proprio pulite ma comunque fresche, per riprendermi dalla calura del pomeriggio e li incontrammo due ragazzi chileni e due ragazze finlandesi con cui passammo il resto della giornata.
Al tramonto la vista sui vulcani davanti a noi mi fece rimanere paralizzato per qualche minuto, incantato dalla perfezione della natura, quasi timoroso di scattare una foto a quello spettacolo, ma alla fine non resistetti...
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