PREMESSA: Sono rientrato qualche settimana fa da un viaggio che se 3 mesi fa mi avessero detto che avrei fatto, mai ci avrei creduto! E invece, ad Ottobre, con pochi giorni di anticipo, io e Mara abbiamo deciso di prendere un volo per Santiago del Chile e iniziare un'avventura straordinaria!
Durante le ultime esperienze di vagabondaggi ho tenuto aggiornato il mio archivio, fermandomi ogni tanto per scrivere e riordinare le foto, ma questa volta proprio non ce l'ho fatta! Perchè?? C'era troppo da visitare e la voglia di scoprire posti nuovi ha preso il sopravvento su tutto quanto!
Sia chiaro, ho sempre la mia moleskine piena di appunti, e così oggi (uscendo quasi indenne dalle festività natalizie e riprendendo un nuovo ritmo di vita) ho deciso di riodinare tutto e condividere con chi ha voglia di leggere le storie che ci sono capitate laggiù!
L'inizio del viaggio, il volo, fu la parte più noiosa, come sempre! 24 ore, 3 cambi di aereo, poche ore di sonno, tanti bicchieri di vino per cercare di addormentarsi....ma nulla da fare! 187 cm nella classe economy sono difficili da incastrare!
Nonostante ciò ero pieno di voglia di visitare una nuova terra, e così atterrai eccitato in un posto che regalava alla nostra sinistra, mentre ci avvicinavamo in aereo, una catena di montagne maestose, aride e ricoperte di ghiacci perenni mentre alla nostra destra l'Oceano Pacifico si estendeva infinito dalla costa cilena. Un bel paesaggio dove già fantasticare sulle avventure delle prossime settimane.
All'aeroporto di Santiago tutto tranquillo, tranne il fatto che dovetti lasciare della salvia alla dogana, perchè in Chile sono molto fiscali con gli alimenti che si introducono in paese! Per fortuna han creduto subito che era salvia...
Uno shuttle-bus dall'aeroporto ci fiondò in poco più di mezz'ora nella capitale cilena, dove in metro e poi a piedi raggiungemmo l'ostello che sarebbe stata la nostra prima sistemazione nel viaggio. Ancora non sapevamo che, nei giorni a venire, gli ostelli sarebbero stati un lusso da tenerci per le occasioni necessarie!
E si, perchè il Chile è un paese costoso per viaggiare, e in quei primi tre giorni a Santiago ce ne rendemmo subito conto. Sembra un'osservazione un po' venale all'inizio di un report di viaggio, ma è importante per capire come abbiamo deciso di viaggiare.
Una camera in ostello (con bagno condiviso) costa almeno 40 euro, a mangiare in ristoranti popolari 15 euro a testa spuntavano sempre fuori dalle nostre tasche, il prezzo della benzina è poco più basso che da noi, frutta e verdura sono ben care, così come gli ingressi, qualunque attività sportiva o escursione organizzata. Insomma non è il Sud America economico che ci aspettavamo!
Per fortuna eravamo attrezzati per campeggiare ovunque volessimo, con tenda e fornelli sempre pronti che ci hanno fatto non solo risparmiare, ma anche vivere il viaggio nel modo che noi preferiamo : immersi nella natura!
Detto ciò, a Santiago ci fermammo tre giorni, girandola in lungo e in largo. La città è enorme, con alti palazzi, qualche grattacielo e grandi viali dove le macchine sfrecciano a velocità assurde. Il centro storico che si sviluppa attorno alla Plaza de Armas (un po' come in tutte le città del Chile e penso del Sud America) non è nulla di particolare, mentre la zona che sicuramente ci è piaciuta di più è il Barrio Bellavista, che sorge ai piedi della collina Cerro San Cristobal.
Qua le case sono più piccoline, decorate con stupendi e colorati murales, le vie verdi e tranquille, con molti bar e localini alternativi e pieni di gente giovane a qualunque ora. Sul Cerro in quei giorni non potemmo poichè era chiuso per scioperi, in vista delle elezioni che ci sarebbero state prossimamente, ma ci saremmo tornati poi alla fine.
Il mercato del pesce è un posto da non perdere, per lo meno per incontrare i simpatici procacciatori di turisti dei piccoli ristorantini che si insultano amichevolmente tra loro per convincerti a fermarti nel proprio locale.
Il Cerro Santa Lucia è un'altra collinetta che sorge in mezzo alla città, famosa per i prati dove i giovani amanti passano i pomeriggi (in realtà sono dei prati non proprio belli...) e il panorama fantastico che si gode dalla cima. Infatti nonostante un po' di foschia, la Cordillera che circonda la città di Santiago risplendeva per chilometri davanti a noi, mentre esploravamo con lo sguardo la vasta capitale del Cile.
A Santiago avevamo anche la missione di noleggiare una macchina per le prime due settimane di viaggio, e così dopo un po' di ricerche trovammo la nostra minuscola Chevrolet Spark, una city car di 800 cc che ci avrebbe portato fino ad Atacama, e ritorno.
La voglia di buttarci nella natura e di esplorare ci lanciò, non appena avute le chiavi in mano, sulla Panamericana, direzione Nord.
I panorami a cui adavamo incontro erano stupefacenti, infiniti, caratterizzati da montagne e vallate selvagge senza anima umana. Viaggiavamo pieni di gioia, con l'estasi della scoperta che scorreva tra di noi, così come i chilometri sotto di noi mentre ce la contavamo e ridevamo, ascoltando musica a tutto volume e rimanendo ogni tre per due incantati da quel che ci circondava. Poi improvvisamente spuntò l'oceano, che tirò fuori l'ennesima esclamazione di stupore!
Le ore passarono e ovviamente dopo un po' la stanchezza si fece sentire, ma al tramonto, quando apparve di nuovo la Cordillera innevata, una nuova carica entrò in noi mentre ci avvicinavamo alla prima città dopo Santiago (e dopo 500 km!), La Serena, che attraversammo per dirigerci nella Valle del Elqui, precisamente a Vicuna, seguendo la Ruta de Las Estrellas (Strada delle Stelle). Arrivammo con il buio e sistemammo la tenda sul soffice giardino di una guest house, contentissimi di questo primo giorno in movimento, che festeggiamo con un'ottima bottiglia di vino cileno.
Ecco cosa bisogna precisare rispetto a quanto ho scritto prima riguardo il costo del viaggiare in Chile. Per fortuna il vino, il miele e il formaggio sono beni veramente buoni ed economici, e per degli amanti di queste cibarie, come siamo io e Mara, è stato un gran piacere viaggiare in un paese che ti offre a buon prezzo gustosi accompagnamenti durante le visite!
La mattina successiva a Vicuna era nuvolo e piovigginava, così decidemmo di fare una passeggiatina domenicale in paese, dove tutti erano asserragliati nei bar a vedere il derby del Chile, Colo Colo contro Universidad de Chile, o a fare spesa di carne, pane e vino per un pranzo in famiglia. Noi ci caricammo di verdure per cucinare una bella zuppa nella cucina della guest house e aspettare che il tempo si rimettesse per decidere che fare.
A metà pomeriggio il sole fece capolino tra le nuvole, riscaldandoci e chiamandoci alla partenza. Smontata la tenda partimmo in direzione Pisco Elqui, nel cuore della valle.
Guidammo attraverso piccoli villaggi dove la gente ci salutava al nostro passaggio, circondati da montagne rocciose e sabbiose, attraversate da fiumi accanto ai quali crescevano rigogliose coltivazioni di uva.
E fu proprio una distilleria di uva la nostra prima meta a Pisco, paese che porta il nome della famosa bevanda che lì producono, appunto, il pisco. Per noi italiani nulla di speciale, è grappa! Ma comunque buona, anche se noi non ne siamo dei gran amanti, specialmente nel cocktail più popolare, il "pisco sour", preparato con succo di lime. Qui prendemmo anche gli unici souvenir del nostro viaggio, i due bicchieri di vetro con cui ci fecero assaggiare il pisco, calici per i nostri aperitivi delle future settimane!
Dopo esser finiti in una guest house dove si teneva una festicciola tra fricchettoni chileni, passeggiammo per le stradine fuori dal paese, e siccome le nuvole erano completamente sparite, ci godemmo un tramonto spettacolare con una vista meravigliosa : tutta la valle davanti a noi, le montagne imbiancate dalla neve fresca scesa la notte precedente e dorata dalla luce del sole. Di nuovo con il buio, arrivammo al campeggio vicino al fiume, dove ci sistemammo questa volta su un suolo non troppo soffice.
Al mattino ci risvegliammo in questo giardino stupendo di salici piangenti, e, dopo la colazione, ci dirigemmo verso un'agenzia di viaggi locale per prendere informazioni sui sentieri della zona e noleggiare due mountain bike, con cui andammo fino ad Horcon. Il tragitto durò meno di 2 ore, ma la strada deserta che percorremmo era stupenda, un saliscendi leggero che permetteva di godersi il panorama e le discese.
Ci fermammo nel Pueblo Artisanal che però, non essendo ancora stagione turistica, era chiuso. Qui trovammo un gruppo di chileni della valle che praticavano yoga acrobatico (o qualcosa del genere) e ci fermammo un po' con loro prima di rientrare a Pisco nel primo pomeriggio.
Dopo un rancho decidemmo di andare a Cochiguaz, altro piccolo villaggio in una valle laterale, per iniziare il trekking alla Laguna el Cepo, un luogo sul quale avevo letto dei bei report su internet. Purtroppo non fu possibile andarci perchè l'ncendio causato da turisti l'anno precedente fece arrabbiare la gente della Cordillera e quindi, oggi l'unico modo per andarci è accompagnati da guide locali a cavallo.
Essendo le nostre finanze limitate non ci siam potuti permettere questo, ma Felipe, il simpatico ragazzo che gestisce il Camping Ganimedes , ci indicò un sentiero da seguire il giorno successivo.
Piantata la tenda nel campeggio, dove eravamo i soli ospiti (in realtà eravamo gli unici stranieri in tutto il villaggio), ci godemmo la fine della giornata ammirando le montagne attorno a noi e lasciandoci invadere dalla pace del posto.
Del queso de cabra (formaggio di capra) locale accompagnato da un buon vino ci tenne compagnia durante la serata, sia quando il sole scese dietro i massicci rocciosi che quando la luna piena salì in cielo illuminando di nuovo il nostro parco privato come se fosse giorno!
Il giorno seguente percorremmo il sentiero lungo il fiume suggeritoci da Felipe per poi sbagliare la via (caso strano...) durante il ritorno, e finire così in una bizzarra casetta in mezzo al bosco e a pochi metri dal fiume, tutta decorata con acchiappasogni, catctus e conchiglie.
Ci fermammo a fare uno spuntino ma il propietario non arrivava, così tornammo sui nostri passi ed infine al campeggio. Qua, con Felipe, salimmo in sella a due cavalli per esplorare una valle laterale di Cochiguaz, seguendo prima una stradina sterrata e poi un sentiero tra rocce e piccoli arbusti. Quando non parlavamo con lui delle nostre e della sua vita, stavamo in silenzio incantati dal panorama magico attorno, sognando anche noi di rimanere per un po' nella remota Cochiguaz.
Felipe ci spiegava che li non ci sono negozi, il più vicino dista almeno 10 km, e la maggior parte della gente si sposta a cavallo. In questo ultimo avamposto umano prima della Cordillera vivono di pastorizia e agricoltura di sostentamento.
Solo ogni tanto scendono fino a La Serena o Vicuna per fare una grande spesa. Egli stesso ha scelto di tornare qua dopo aver studiato a La Serena, perchè voleva continuare le tradizioni della sua famiglia, vivere nella natura e nelle montagne.
Come dargli torto! Alla fine del giro ci donò due pezzi di quarzo, un regalo veramente speciale che conserviamo con cura in ricordo di lui e della cavalcata nelle sue magiche valli!
La mattina successiva partimmo presto, quando il sole non era ancora arrivato in quella parte della valle, scendendo di nuovo a Vicuna per poi risalire poi verso il confine Argentino, direzione Paso de Agua Negra. Sulla strada che percorremmo, eravamo gli unici!
Forse incontrammo 3 macchine tra andata e ritorno. La carretera si snodava tra profondi canyon costeggiati da montagne sabbiose e rocciose. Il vento, quando riusciva ad infilarsi, soffiava fortissimo, quasi da spostare la nostra macchinina e ogni tanto delle rocce cadute sulla strada ci facevano capire che guidavamo in una zona piuttosto "friabile"!
Dopo un paio d'ore arrivammo al posto di blocco (aduana), dove un ufficiale (vestito però in borghese con una maglietta di un concerto rock chileno!) ci disse che se volevamo proseguire per il passo (e la Laguna che si trova poco prima), dovevamo fare attenzione ai lavori in corso nei primi chilometri. Nessun problema! La nostra Sparkina voleva prendersi un po' di polvere e respirare aria di alta montagna.
E così iniziammo questi 30 km, tra i più belli su cui abbia mai guidato in vita mia! Le montagne avevano delle sfumature di colori incredibili, addirittura viola in certi tratti, il cielo era azzurrissimo e terso, e soprattutto, respiravamo un'aria di esaltazione. Tutta l'energia del posto entrò dentro di noi facendoci perdere nella bellezza della natura andina!
Arrivammo al Campamento della Laguna, una diga artificiale a 3200 metri, dove i due ragazzi di turno, che presidiavano il posto, ci accolsero calorosamente nella loro dimora, offrendoci caffè, formaggio e pane caldo appena preparato.
Erano lì da qualche giorno e ci sarebbero stati per due settimane. Non sono amici nè colleghi, ma patrigno e figliastro! Risalimmo il sentiero sino alla laguna dove, rimasti ancora una volta a bocca aperta per l'incredibile spettacolo, ci sdraiammo sulla riva per caricarci di tutta la serenità di quel magico "lugar"!
Il Paso de Agua Negra distava ancora una cinquantina di chilometri, e per non chiedere troppo alla Sparkina che già ci aveva portati fin lì, decidemmo di scendere. Il viaggio di ritorno con la vista al contrario rispetto alla salita fu altrettanto spettacolare e ci complimentammo tra noi per l'aver scelto questa meta per la giornata. Rientrammo a Vicuna dove, dopo un po' di relax all'ombra sul soffice prato della guest house, salimmo al tramonto al Cerro La Virgen, godendoci le ultime luci di una giornata memorabile!
Salutammo così la Valle dell'Elqui, nostra prima tappa di questo viaggio.
Qualche giorno dopo, chiaccherando con un signore a La Serena, scoprimmo che la valle, ed in particolare Cochiguaz, furono la meta di alcuni Lama (monaci) tibetani che avevano percepito che il centro magnetico della terra si era spostato dagli altopiani dell'Himalaya a quelli delle Ande.
Negli anni 60 molti hippie si trasferirono qui (infatti il posto oggi è pieno di centri di meditazione, yoga e spiritualità, anche se in novembre erano ancora tutti chiusi), e addirittura furono fatti degli studi scientifici per verificare se quanto sostenuto dai monaci fosse vero...e lo era! Dopo questa storia capimmo perchè la Valle del Elqui ci aveva rapito fin dai primi minuti e perchè ne uscimmo ancora più esaltati e carichi!
Alla fine della prima settimana di viaggio in Chile l'ospitalità dei chileni ci era subito piaciuta, così come la facilità di comunicazione con loro, essendo lo spagnolo facilissimo da capire e parlare (anche se sempre a modo nostro...). Il fatto di non aver incontrato ancora turisti era segno che avevamo scelto la stagione giusta. Così come è stata una buona mossa noleggiare la macchina che, nonostante la spesa notevole, ci permetteva di spostarci ovunque e senza limiti di tempo, una bella libertà se paragonata al viaggiare in bus e treno!
Ma soprattutto il paese ci offriva una serie di posti da visitare che ogni giorno ci lasciavano a bocca aperta, e il piano iniziale di visitare poche località andò presto verso un'altra direzione : sfruttare le due settimane con la macchina per esplorare i tanti posti che leggevamo sulla guida dove già eravamo con l'immaginazione!
E così fu, perchè nei gorni che seguirono coprimmo un totale di 4200 km, passando dal livello del mare ai 4000 metri dell'altopiano di Atacama! Ma di questo scriverò nel prossimo post!!
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